Giorno della memoria, la storia di Sami Modiano: bambino che perse tutto nell’inferno di Auschwitz
pubblicato il 27 gennaio 2020 alle ore 07:00
"C’erano tre modi per morire: c’era la morte naturale che ci dava il Padre Eterno, c’era quella di fare una piccola rincorsa su questi fili spinati e farla finita, tanto era inutile continuare a vivere! E quella di presentarti all’ambulatorio; ma non c’era una cura per un malato ebreo, c’era il foglio di via, le camere a gas", comincia così il suo ricordo, la sua storia. Lui era un bambino a cui la crudeltà degli adulti aveva ogni cosa, la famiglia, l'innocenza, l'infanzia. Quando la luce della speranza varcò i confini dell’inferno dei campi di concentramento, il 27 gennaio del 1945, di 776 bambini ebrei italiani al di sotto dei 14 anni restavano solo 25 sopravvissuti; tra di loro c'era B7456, molto più che una semplice sigla, una vita: quella del piccolo Sami Modiano. Sami, da Rodi, all'epoca provincia italiana, era stato portato insieme al padre e a sua sorella Lucia su un treno, sul quale viaggiavano non solo ebrei, ma oppositori politici, omosessuali, zingari, invalidi; nessuno era stato risparmiato dalla furia nazista. Dopo un mese di lavori forzati nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, Sami e Lucia non si erano più incontrati così lui aveva deciso di scoprire se fosse ancora in vita, per dirle addio: "Non saprei dirvi se era la quinta, la sesta serata dopo aver fatto molti tentativi; finalmente, son sicuro che era questo posto da questa parte, una mano. Da una distanza di 20 metri perché non potevamo avvicinarci molto; cerco di capire, vedo questa sagoma, una donna ma non riesco a distinguere bene la mano. Vedo sì, una donna con un pigiama a righe, rasata a zero, magrissima, quasi uno scheletro e poi questa mano che continua, e poi io cerco di capire. Voglio sapere, penso, magari è una di Rodi che mi ha conosciuto, una cugina, una zia, ma piano piano, piano piano, mi avvicino: era mia sorella, ma era cambiata completamente, io sbagliavo, io credevo di rivedere quella ragazza che avevo lasciato nella rampa della morte, un mese prima, ma era lei, era mia sorella, ridotta in un modo che..". Nel luogo dove l’umanità cessava di esistere, l’amore resisteva come un fiore che nasce dal cemento: "Avevo deciso di regalare qualcosa a mia sorella, vedendola in quelle condizioni; ho preso la mia fetta di pane, l’ho avvolta in un fazzoletto, e quando sono venuto qua. Lei aveva capito, ha aperto il fazzoletto, ha visto la mia fetta di pane, poi riprende tutto e mi rilancia il fazzoletto indietro: all'interno c'era la mia fetta di pane, e la sua fetta di pane". Dopo pochi giorni, il padre e la sorella di Sami, se n'erano andati per sempre. Le vittime della Shoah furono in totale 15 milioni, di tutte le età, razze, sessi; e chi è uscito vivo da quella fabbrica di morte ha lottato per anni contro i fantasmi di quell’inferno, che proprio noi esseri umani siamo stati capaci di creare solo 75 anni fa.
Si ringrazia per la gentile concessione delle immagini:
Andrea Mangone
https://www.youtube.com/watch?v=XAfjZdSKIgY
Fereydoon Borouji
https://vimeo.com/176556258
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