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La morte delle corse

pubblicato il 9 novembre 2015 alle ore 22:11
Le gogne mediatiche sono stupide, così come è estremamente stupido accanirsi contro il ragazzino più veloce del mondo sulle nuove astronavi elettroniche a due ruote.

Che Marquez appartenga alla peggior generazione della storia dell'umanità è fuori discussione, così come è fuori discussione che il motociclismo non è rappresentato dalla MotoGP.

Quando i piloti di Moto o di Formula 1 aiutavano il team a caricare i mezzi sui carrellini, le competizioni erano riservate a poche persone in grado di guidare e non molte in grado di capire.

Poche foto in bianco e nero ce lo ricordano, ma noi preferiamo dimenticarlo e trattare i protagonisti come star, seguire i loro profili sui social e perdere di vista l'importanza della forza centrifuga.

La forza centrifuga mista alla bravura, tiene su la moto nelle pieghe più estreme, bisogna solo essere piloti e scaldare bene le gomme prima di dare gas.

Da almeno trent'anni però, i box sono puliti e profumati come sale operatorie, i piloti sono atleti eccezionali e star della comunicazione e le gomme si scaldano da sole.

Una schiera di menti illuminate con dieci lauree spiegano ai "piloti" quali tasti premere per guadagnare 8 millesimi alla curva 3.

Le telecamere hanno sostituito le competizioni con lo show, qualcuno ha creato idoli marci, non come il buon vecchio Villeneuve che correva perdendo pezzi di scocca e la gente impazziva.

Tutti capiscono la follia di un pilota vero, che non vuole perdere.

Ora si rischierebbe troppo, e poi l'elettronica lo impedisce, l'estratto conto astronomico dei piloti lo sconsiglia.

Perché rischiare così tanto quando posso stare a casa a contare soldi tra un selfie ed un'ospitata in TV?

Il motociclismo e l'automobilismo sono tornati ad essere quello che erano in un giorno di primavera del 1848: niente.

Valentino Rossi è a cavallo tra gli ultimi sprazzi di motociclismo e la nuova era del degrado, ed è un ragazzo simpatico, un pilota d'eccezione, uno che si riposa impennando apecar e correndo con gli amici, uno che vive per i motori.

Ecco cosa conta, che vive per i motori e per guidare più veloce di tutti.

Lo definirei un ragazzo all'antica dei circuiti.

Marquez va in giro in bicicletta, Lorenzo non ama particolarmente le moto e non sa né smontare, né localizzare un carburatore, si è visto tempo fa in una puntata di un noto show in cui gli hanno chiesto di farlo.

Fatevi un giro a Tavullia o a Maranello e parlate con la gente, la scarsa attitudine ad idolatrare le persone ha contribuito a creare piloti, macchine, meccanici, costruttori, appassionati e storia, storia di quello sport che stiamo ammazzando noi per primi, con i nostri hashtag e le nostre foto ironiche.

Se Valentino Rossi non fosse stato un pilota vero, Tavullia non l'avrebbe mai considerato tale.

Se Gilles Villeneuve non fosse stato un criminale con la benzina al posto del sangue, Maranello ed Enzo Ferrari non l'avrebbero mai considerato un pilota.

Purificatevi l'animaccia amareggiata guardando vecchi video e vecchie foto della meravigliosa epoca delle competizioni, il web ne è pieno, e ricordatevi di essere italiani, un popolo che non ha bisogno di vincere contro due conduttori di motocicletta spagnoli per ricordare al mondo da dove vengono Tazio Nuvolari, Enzo Ferrari, Valentino Rossi, Ferruccio Lamborghini e un'infinità di esempi per l'intera via lattea delle corse.

Lasciate che alcuni imprenditori manovrino dei risultati per cose che non c'entrano con le corse, coinvolgendo giovani ed ingenui conduttori di motociclette.

Fidatevi di Tavullia e dei vecchiacci balordi di Maranello, di Borgo Panigale e di Sant'Agata Bolognese.

Se Enzo Ferrari fosse qui, sono quasi sicuro che mi darebbe ragione.
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