Il paradiso costiero Farwa è sempre più a rischio
pubblicato il 12 agosto 2021 alle ore 08:23
Minacciata da inquinamento, pesca con esplosivi e incuria Roma, 11 ago. (askanews) - Una sottile lingua di terra disabitata lunga 13 chilometri, fra un mare cristallino e la costa libica, quasi al confine con la Tunisia: ricoperta di palme da datteri, con una laguna popolata da fenicotteri, Farwa - separata dalla terraferma nei momenti di alta marea - era un paradiso del Mediterraneo. Ma decenni di incuria, guerra civile e inquinamento rischiano di distruggerla per sempre. Secondo l'Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), Farwa è potenzialmente il "sito costiero più importante nella Libia occidentale, in termini della sua biodiversità costiera e marina". Ma non è tutto: come spiega l'archeologo Shawky Muammar: "Sull'isola storicamente c'era un lago chiamato Al-Qusair dove sono state trovate tombe di epoca romana, come pure un forno di epoca romana. Si tratta di una scoperta importante, a causa delle grandi dimensioni del forno, e sappiamo che un forno simile esiste ad Ain Sharsh, a Tarhuna". Nessuno vive stabilmente su Farwa - un vecchio faro diroccato, di epoca coloniale italiana, è fra i pochissimi edifici - ma sempre più persone vengono a fare gite al mare nei weekend, abbandonando l'immondizia. A questo si aggiungono i pescatori che praticano la pesca con esplosivi uccidendo tutta la fauna acquatica incluse le tartarughe marine, e l'assenza di controlli legata anche alla guerra civile scoppiata dopo la morte dell'ex rais libico Muammar Gheddafi. Gheddafi voleva costuire sull'isola un resort di lusso ma morì prima di riuscire a realizzare questo progetto. Ma ora altri pericoli minacciano Farwa: il riscaldamento climatico potrebbe far sì che in pochi decenni l'isola venga sommersa dal mare, e inoltre c'è l'inquinamento chimico, come spiega ancora Shawky: "La verità è che quest'isola è stata esposta a molti danni ambientali negli ultimi 30-40 anni. Hanno chiuso il lago di Al-Kharj per costruire la fabbrica petrolchimica di Abu Kammash, che è considerata un disastro ambientale per tutta la zona". Così, solo alcune Ong locali cercano di sensibilizzare governo e opinione pubblica su questo gioiello da ripulire e preservare, coinvolgendo il Wwf e le scuole: finora, purtroppo, con scarsi risultati.
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