Strage di Castel Volturno: "10 anni dopo non è cambiato nulla, il Governo spinge all'odio razziale"
pubblicato il 18 settembre 2018 alle ore 19:09
A dieci anni dalla strage di Castelvolturno italiani e migranti ricordano l'eccidio di camorra in cui persero la vita sei migranti.
"Intorno alle 19 del 18 settembre del 2008, un commando del boss Setola entrò in una sartoria dove si radunavano i ragazzi africani, spararono contro chiunque, 125 colpi di kalashnikov e morirono all'istante sei ragazzi africani" racconta Mimma D'Amico del centro sociale Ex Canapificio.
Mamadou Kouassi in quei giorni era arrivato da poco in Italia: "Conoscevo una delle vittime, Karim, quando sapemmo che alcuni fratelli erano stati ammazzati dalla camorra andammo sul posto, c'era sangue dappertutto, la polizia aveva già portato via i cadaveri"
Per giorni i media parlarono di un regolamento di conti tra africani, ma dopo una marcia di 20 mila persone e l'avvio del dialogo con le istituzioni venne fuori la verità, i sei ragazzi vennero uccisi per nulla ad opera del clan dei casalesi che voleva rimarcare il controllo criminale del territorio.
Oggi Castelvolturno è la più grande comunità Italo - africana del paese: "Siamo al 50% cittadini indigeni e al 50% extracomunitari - spiega Dimitri Russo Sindaco di Castelvolturno - qui non ci vogliono le ruspe, ma risorse umane e finanziarie".
"Viviamo un razzismo puro che è molto pesante per noi migranti, il governo dovrebbe aiutarci a costruire Castelvolturno insieme agli italiani che qui soffrono i disagi e non alimentare l'odio razziale" sottolinea Mamadou Koussi. "In 10 anni non è cambiato molto - spiega Mimma D'Amico - non ci sono conflitti quotidiani, ma uno stato di apartheid di fatto in quella che è una comunità italo - africana che soffre i disagi legati alla povertà"
"Intorno alle 19 del 18 settembre del 2008, un commando del boss Setola entrò in una sartoria dove si radunavano i ragazzi africani, spararono contro chiunque, 125 colpi di kalashnikov e morirono all'istante sei ragazzi africani" racconta Mimma D'Amico del centro sociale Ex Canapificio.
Mamadou Kouassi in quei giorni era arrivato da poco in Italia: "Conoscevo una delle vittime, Karim, quando sapemmo che alcuni fratelli erano stati ammazzati dalla camorra andammo sul posto, c'era sangue dappertutto, la polizia aveva già portato via i cadaveri"
Per giorni i media parlarono di un regolamento di conti tra africani, ma dopo una marcia di 20 mila persone e l'avvio del dialogo con le istituzioni venne fuori la verità, i sei ragazzi vennero uccisi per nulla ad opera del clan dei casalesi che voleva rimarcare il controllo criminale del territorio.
Oggi Castelvolturno è la più grande comunità Italo - africana del paese: "Siamo al 50% cittadini indigeni e al 50% extracomunitari - spiega Dimitri Russo Sindaco di Castelvolturno - qui non ci vogliono le ruspe, ma risorse umane e finanziarie".
"Viviamo un razzismo puro che è molto pesante per noi migranti, il governo dovrebbe aiutarci a costruire Castelvolturno insieme agli italiani che qui soffrono i disagi e non alimentare l'odio razziale" sottolinea Mamadou Koussi. "In 10 anni non è cambiato molto - spiega Mimma D'Amico - non ci sono conflitti quotidiani, ma uno stato di apartheid di fatto in quella che è una comunità italo - africana che soffre i disagi legati alla povertà"
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