6
utenti
12
video
0
foto
203976
views

L'Europa riprende l'Italia sull'aborto: "Troppi obiettori di coscienza"

L'Italia non rispetta uno dei diritti fondamentali di ogni donna. Il Consiglio d’Europa, attraverso il suo Comitato per i diritti sociali, in occasione della festa delle donne l'8 marzo, ha infatti dichiarato l’Italia colpevole del mancato rispetto del diritto all’aborto. Un diritto diventato tale nel 1978, quando la legge 194 ha sancito la legalità nonché la disciplina dell’interruzione volontaria di gravidanza. Nel nostro Paese c'è un numero elevato di obiettori di coscienza "che non favorisce in pieno il rispetto della legge". Secondo l’ultima Relazione del Ministero della Salute, nel 2011, l’obiezione di coscienza tra i ginecologi in Italia era pari al 69,3%.

Aborto, ancora "orrore obiettori" al Sandro Pertini di Roma | L'aborto come tortura nell'Italia medievale/3

pubblicato il 31 marzo 2014 alle ore 14:44
Roma, Ospedale Sandro Pertini La storia di Franca L. è la conferma dell'esperienza denunciata da Valentina Magnanti alcuni giorni fa, e che ha suscitato grande scandalo. Dopo l'amniocentesi Franca scopre che il nascituro sarebbe stato affetto da sindrome di Down. All'epoca, ha 44 anni e un figlio di 8. Non se la sente né psicologicamente né fisicamente né ha le condizioni economiche per portare avanti questa gravidanza. Come previsto dalla legge 194 (http://it.wikipedia.org/wiki/Legislazioni_sull'aborto#La_legge_194), può interromperla. Ma la sua esperienza diventa - come per Laura Fiore, Camille, Valentina Magnanti e tantissime altre – una serie di sevizie inflitte dal personale ospedaliero detto “obiettore di coscienza” che sarebbe per legge, per etica professionale, se non per pietà tenuto ad assistere le pazienti (che peraltro pagano le tasse anche per loro). Una volta iniziati i dolori del travaglio indotto per espellere il feto, Franca supplica antidolorifici che, per mancanza di personale non obiettore, non le vengono somministrati. Quando si rompono le acque le suggeriscono di espellerlo da sola al gabinetto. Franca prova ma non riesce. In attesa del turno del personale con la coscienza giusta, cessano le condizioni fisiche di Franca per l'espulsione naturale del feto. Finalmente la operano in anestesia totale. L'episodio risale al 2012. Come tantissime altre donne, dopo questi traumi perdono la testa e riescono a raccontare solo dopo del tempo. Alcune seguono terapie psicanalitiche, percorsi di sostegno e cure. Molte, come Laura Fiore e anche Camille scrivono le loro esperienze, per superarle e per denunciare. Dentro questa vuota espressione “obiezione di coscienza” si accavallano invece una serie di gravi reati che però restano sempre impuniti, che includono sevizie, gravissime negligenze, mancanza di preparazione del personale, e una cialtronesca gestione dell'ospedale. Le donne, d'altra parte, subito dopo il trauma, non vogliono denunciare. Vogliono solo dimenticare. A questo si somma il vuoto di informazione sia in televisione, sia di una pericolosa fronda antiabortista, generalmente capitanata da uomini con gravi problemi personali.
mostra altro
71305 • di SabinaAmbrogi
L'aborto come tortura nell'Italia medievale/1: la testimonianza di Laura Fiore Napoli: La testimonianza agghiacciante di Laura Fiore: al quinto mese di gravidanza scopre di essere incinta di una bambina affetta da sindrome di Down. Troppo in là con gli anni (ne ha 39) , disoccupata, già madre di una bambina di dieci, come consentito dalla legge 194 decide di abortire. Si tratta dunque di un aborto terapeutico con espulsione del feto che avviene dopo regolare travaglio indotto farmacologicamente. Ma al II Policlinico di Napoli, quando cambia il turno, medici e personale sanitario obiettore di coscienza” omettono di assistere Laura come previsto dalla stessa legge 194. Inizia invece un percorso di maltrattamenti più simili a torture, comprese quelle psicologiche. Le viene lasciato il feto ancora in vita attaccato al cordone ombelicale. Solo dopo aver urlato Laura riceve assistenza. E benché non ci fosse alcuna possibilità di vita, i medici decidono per la rianimazione del feto che sopravvive ancora quattro giorni. Poi decidono di seppellirlo in un cimitero ed esercitano pressioni pesanti affinché i due genitori, ormai in stato di choc, lo riconoscano e gli diano nome e un cognome. Così Laura non ha esercitato la sua scelta: al posto suo ha deciso il personale sanitario, che l'ha messa in condizioni psicologiche gravissime facendo di tutto perché lei maturasse una “colpa”. Tre anni di psicanalisi per uscirne e un libro “Abortire tra gli obiettori” (Tempesta Editore) affinché la sua esperienza aiuti a far emergere quanto sta accadendo in Italia nell'indifferenza della politica o nell'accanimento (maschile in genere) contro la libertà delle donne consentita dalla Legge. Riprese e montaggio di Gaia Bozza
64345 • di SabinaAmbrogi